Lo spirito creativo

Il grande salone ospitava geometrie umane incastonate su lunghe file di bianchi sedili detonanti.
Un rettangolo di menti ascoltava tacita le parole di teorici dalla scarsa abilità oratoria. Leggevano carte, adocchiavano gli occhi di un pubblico muto e assente, immobile e vuoto. Chi tossiva, chi guardava l’orologio ogni cinque minuti per controllare tristemente se le lancette funzionavano e chi invece non si limitava semplicemente a guardare, ma ad osservare cercando di penetrare negli eventi delle cose. Non erano quelle carte a parlare o quella scansione di brusii a frammentare l’aria. Parole e suoni persero d’identità, il silenzio si macchiò di vergogna e di sguardi ovali che pallidi, circumnavigavano nell’aria fattasi prostituta. Un istrione che nuotava vanitosamente nel suo abito elegante così ridicolo e borghese, alzò le maniche della giacca sventolando battiti d’aria, dirigendo la maschera corale dagli innocui sguardi che volavano raminghi. Arrivò dunque a parlare di creatività, soffermandosi su un piano prettamente teorico e letterale, come se davanti a se avesse la pagina di un dizionario che può dire tutto come niente. Si accingeva con veemenza a spiegare cos’era la creatività e, fatalmente, si buttò nel campo aperto dell’arte come se, solo pittori o scultori fossero gli unici uomini creativi. La pochezza delle sue parole, così risibili e facilmente smontabili, mi fecero sorridere per quanto egli in realtà, non fosse mai riuscito a vedere oltre la parola stessa che cercava di spiegare. Il gran dottore accennava all’etimologia del termine, s’ingabbiava in discorsi filosofici e scientifici senza riuscire però, a darne una definizione completa ed esaustiva del termine. La creatività non vuole di per sé definizioni, esplicazioni o chiarimenti. La creatività cerca fatti, concretezze, è espressione diretta dello spirito, fonte inesauribile d’idee dove la parte irrazionale viene addolcita dal coscienzioso dominio della ragione. La creatività non ha bisogno di misure o di limiti particolari; essa oltrepassa la rigidità dell’intelletto per investire i campi grandiosi dell’immaginazione mentale. Creatività significa prima di tutto valicare laddove la razionalità dell’intelletto pone una linea di confine. Ed il creativo difficilmente riuscirà a spiegare in che cosa consiste l’essenza della sua linfa artistica, in quanto si ritroverà goffo ed incapace come un bambino che spiega ad un adulto perché il sole gira. Significherebbe ammortizzare la passione del suo processo interiore, frutto di meditate elaborazioni mentali e concettuali perché tutto ha, molto spesso, origine dall’idea e dal pensiero. Per il creativo, il disporsi caotico degli elementi possono diventare spunto, inizio, avvio di un percorso intimo e gratificante. La creatività porta l’essere umano ad esprimersi, ed esprimendosi ad essere libero. Si tratta di una libertà interiore, che ancor prima di essere riconosciuta dagli altri è acquisita faticosamente da noi stessi. Come un giocoliere smonta (anche nella sola dimensione coscienziale) le cose che stimolano il suo interesse percettivo. Egli conserva lo spirito iniziale dell’infanzia e mantiene la maturità logica dell’adulto per cui ogni cosa è chiave di mondi infiniti. Tutto non è costante ma in continuo e dinamico mutamento; il creativo cerca con affanno di rincorrere queste meteore di luce per appropriarsene e farle finalmente sue. Non esiste cosa più bella di creare, di veder nascere qualcosa pregno di noi dove oggettiviamo noi stessi, dove riusciamo a plasmare un mondo dalla personalissima e unica visione. Se per l’uomo che non vive di creatività, un brutto muro di strada suggerisce solo degrado e corruzione, per il creativo determinate forme, linee, segni e colori sbiaditi dal tempo saranno l’inizio di una ricerca illimitata, punto di partenza per nuove forme espressive. La noia, l’attesa, il vuoto, sono disagi che il creativo difficilmente prova in quanto ogni cosa, anche la più semplice e minimale, rivela un mondo specifico e particolare da cui trarre una propria libera interpretazione. Il creativo non inventa nulla; è più che altro un interprete dai mille linguaggi espressivi. Si serve di ciò che vede, tocca, sente e vive per assimilarlo, interiorizzarlo e riproporlo al mondo in una forma totalmente nuova e rinnovata. Il creativo è spesso distratto, estraneo, volubile in quanto permeato dal mondo esterno, cui cerca di servirsi, per tirare fuori la singolarità del suo spirito che lo contrappone agli altri individui. Ed è limitativo parlare di creatività solo in campo pittorico o scultoreo perché essa, come precedentemente detto, si esprime in qualsiasi modo e in qualsiasi campo disciplinare. L’occhio interiore che osserva è una grande macchina che sfocia in tutte quelle attività attraverso cui il singolo riesce a comunicare. Dunque scrittura, fotografia e tanti altri settori sono modi diversi che hanno in comune il solo obbiettivo di spurgare il ricco flusso vitale che mantiene fertile e attivo il nostro spirito. Creatività è scaturire la potenza fantastica - intellettuale di cui l’essere umano è capace. E’ dispiegare nel mondo, nuove modalità per concepire l’unione e l’armonia che regna nelle cose.

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