Mostra collettiva a Palazzo Ducale


Si è inaugurata oggi, alle ore 17.00, la mostra realizzata e allestita dalla Consigliera di Parità della Provincia di Massa - Carrara presso il Palazzo Ducale di Massa.
Presenti numerose opere degli studenti del Liceo artistico Artemisia Gentileschi di Carrara, tra cui una mia tavola pittorica. Le opere saranno esposte fino a lunedì 7 giugno.

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L’uomo Blu



Era nato tra due mondi diversi, voluttuosamente uniti da torbidi baci, prosciugati da un ritiro costante e perpetuo senza fine. Erano due mondi che silenziosamente andavano contemplandosi da tempi antichissimi, ricevendo e respingendo a loro volta l’amore raccolto. Uno pareva celare i segreti dell’universo, l’altro palesare il proprio destino al mondo intero.

Questa è la storia di un vecchio uomo silente, incontrato durante un giorno rimasto assorto ad udire le sue parole, intento a raccogliere i relitti di un ultimo amore. Quando mi raccontò la sua storia, anche il tempo si fermò ad origliare, tanto da dimenticarsi di far tramontare il sole e di far tornare l’oscurità. Sua madre lo partorì durante una notte d’estate, lungo una spiaggia deserta e assolata dal bagliore di una luna, ormai stanca di viaggiare senza trovare mai nulla. Era così piccolo da aver già conosciuto simultaneamente due mondi, il mare e la terra, in una verace effusione di nostalgiche melodie notturne. Il suo piccolo corpo affondava nella culla materna della sabbia, mentre le onde del mare lo sfioravano appena in una coperta riscaldata dal sole del giorno prima.

“Solo nella notte, la terra e il mare si amano. S’intrecciano lungo trepide e astruse dolcezze che non riescono a trattenere per siffatta natura. Per questo, ogni volta che si cercano, tendono l’uno verso l’altra e irrimediabilmente si perdono. La sabbia è cosa fine da non trattenere le carezze del mare, e le onde non riescono a raggiungere la terra che cercano di abbracciare senza però riuscirvi. Sono solo attimi, attimi prolungati da un eterno richiamo d’amore” disse nascondendosi il volto dentro una mano.

“Solo nella notte siamo creature capaci di essere. I colori sono un’illusione che ammaliano la nostra mente; soltanto nell’oscurità le anime s’incontrano, riconoscendosi. Sono gli aneliti dello spirito a prestare bellezza, a rivelare le verità feconde del cuore” continuò cercando qualcosa nei preamboli delle sue parole.

“Solo nella notte le menzogne spariscono e le cose diventano tutte uguali, ammassate su se stesse, sul loro continuo volgere verso la gioia frammentatasi nel caos del giorno. Le cose cominciano a chiamarsi, non incitando il loro nome ma evocando la parola che sorge dentro di esse. Nel silenzio l’armonia ritorna e ogni creatura rientra al suo posto, in un tripudio onirico di taciuti desideri che s’incontrano nell’unione di altre creature che eternamente tendono”.

“Perché raccogli tutti questi oggetti?” domandai guardando i suoi occhi blu.

“Non sono oggetti. Sono relitti naufragati da un ultimo amore. Questo, è tutto quello che avanza, che resta, che rimane. Per te sono legnetti portati dal mare e forse un boscaiolo verrà a prenderli per tagliarli e costruirci qualcosa. Ma non senti anche tu, quanta poesia, quanto amore c’è dentro questi porti sepolti che aspettano? Odora.. sentirai il profumo del mare che ha addolcito il legno donatogli dalla terra. Sentirai l’unione, l’amore dell’acqua e della sabbia. Ogni pezzo restituito è un frammento di un atto spontaneo e desiderato. Ma nessuno lo sa, perché questo deve restare un segreto”.

“Di giorno mare e terra litigano perché non si riconoscono più, mentre di notte diventano tutta una grande cosa blu: si sfiorano, s’intrecciano, si restituiscono a loro stessi cantando melodie che nessuno può riuscire a udire. Solo le anime incapaci alla vita possono svegliarsi di notte e riuscire a sentire in lontananza gli echi di un amore teso a rincorrersi perdutamente. Solo le anime incapaci alla vita possono andare alla spiaggia quando tutto è spento e cominciare a piangere senza un perché” concluse allontanandosi nella foschia delle sue ultime parole.


Sopra, una tavola a tecnica mista su carta "L'uomo blu" di S.Rondelli

L'Acquarello


Tra le diverse tecniche artistiche, quella che trovo la più stimolante e vicina al mio gusto è sicuramente l’acquerello. Tra i laboratori è consuetudine ormai, utilizzare delle sottospecie di sverniciatori per accelerare l’asciugatura dei fogli. Niente di più traumatico! Con tale e sofisticato strumento noi andremo ad uccidere letteralmente l’anima del nostro elaborato. I colori diafani e leggeri vengono bruscamente prosciugati, le tonalità non possono armonicamente mescolarsi nel lento processo dell’asciugatura naturale, e del nostro foglio resterà tutto tranne la parte più viva, essenziale di questa meravigliosa tecnica. Nell’arte non possiamo permetterci di avere fretta; c’è bisogno di tempo, di pazienza ma soprattutto di tanto amore. L’arte necessita di temperamento, è figlia dell’intuizione creativa, amante della logicità razionale della mente. L’arte non è un conglomerato di cose: essa è infinita quanti sono i modi per poter esprimere visivamente il riflesso della nostra interiorità. E’ facendo uso espressivo della linea, del colore e della materia che noi andiamo ad appalesare l’irrazionalità organica dei nostri sentimenti. Dal mio professore di pittorico, in netto contrasto con la purezza formale del disegno architettonico, imparai quanto l’espressività di una penna china sia pressoché nulla.
Pensa ad una melodia.. a delle note! Solo la matita ti può permettere di cantare” disse con la poesia che abbracciava ogni parte del suo essere.

Nella pittura, la sterile precisione geometrica è una costante che ritroviamo ben poco nella storia dell’arte. E’ nelle sapienti sbavature pittoriche che noi troviamo la bellezza di più tonalità da cui emerge la modulazione melodica del segno, riuscendo finalmente a smuovere quella perfezione a cui tendiamo e che in realtà, proprio non esiste. L’acquerello quando è ancora fresco, si lascia accarezzare dal vento e dal sole; con il tempo l’acqua evapora ed ecco che dinnanzi ai nostri occhi l’anima si manifesta nella sua strabiliante, fragile bellezza. E’ un anima diafana, fragile, silenziosa: peculiarità che fanno di questa tecnica quella a me più vicina per esprimere le diverse sfumature dell’universo interiore di cui ogni essere è dotato. Basta un segno in più, un colore di troppo, che il foglio diviene esteticamente brutto. Una bruttezza che non dipende dalle forme che andremo ad imporre tacitamente, ma alla capacità di saper mantenere o no l’equilibrio ottenuto in partenza. L’acquerello deve essere una tempestiva manifestazione della corretta armonia tra superficie e forma, colore e segno. Lo scriteriato sperpero di forme casuali e poco misurate, andranno a distruggere la sua leggerissima ed intoccabile danza. Esso necessità di silenzio e il silenzio si riduce alla mera essenzialità. Larghe campiture di colore riempiono lo spazio e l’anima è già racchiusa in quei tocchi apparentemente spenti. Oggigiorno, siamo purtroppo abituati al colore rovente della pubblicità, alla violenza del tono e all’accostamento bruto di tinte contrastanti. Dov’è più l’armonia? Perché dichiariamo continuamente guerra - e spesso senza saperlo – ai nostri occhi? Quanta commozione possono invece suscitare l’armoniosità corale dei dipinti di un Morandi? La vita è tutta un contrasto di sensazioni, di eventi che ci sconvolgono, di presentimenti e incertezze. Ma dobbiamo avere il coraggio, la forza e la determinazione di conoscere noi stessi, di ascoltarci, di assimilare l’equilibrio già presente in natura facendolo nostro in una sorta di eterna ubiquità. Arriveremo all’accettazione di ciò che è e di ciò che sarà amando tutto, perché ogni cosa è virtuosa espressione di uno slancio vitale. Ci sorprenderemo della tanta ricchezza che troveremo nella quotidianità e cominceremo ad avvicinarci a quell’aurea poetica di cui la vita è piena, già decantata da molti intellettuali e artisti del nostro secolo. Esser uomo fra gli uomini / io non so più dolce cosa scriveva Saba. Sarà realmente dolce trovarsi in mezzo agli altri. Forse con fare distaccato, ma comunque pur sempre consapevoli della nostra vita, del nostro essere meravigliosamente uomo. Quando l’equilibrio avrà fatto padronanza della nostra struttura interiore, tutti lo potranno capire in quanto in ogni cosa, in ogni singola manifestazione, noi tenderemo ad “imitare” l’armonia che padroneggia nel nostro mondo.

Spesso la letteratura ci offre molte occasioni per rivivere tali esperienze. Ecco cosa scriveva Hermann Hesse riguardo la sua passione per l’acquerello, in una pagina di diario del 1927.

“In spalla ho lo zaino con dentro il piccolo cavalletto, la tavolozza con gli acquerelli, una bottiglietta con l’acqua per dipingere, alcuni fogli di bella carta italiana, un sigaro e una pesca. […]
Sono fuggito da tutto, per un paio d’ore non ci sono più libri, non c’è più lo studio. Ci siamo solo il sole ed io, e questo cielo mattutino di settembre teneramente chiaro, dai riflessi verde mela, e il giallo delle foglie autunnali del gelso e della vite.”


L’arte come fuga dal mondo.
L’arte come ritrovo di noi stessi.

Sopra, un particolare di "Visioni etrusche" di S.Rondelli

Figura danzante su alligatore



Visioni oniriche trasfigurate da note sentimentali, dove l’oggettività del reale è pura parvenza ingannatrice..
Sopra, tavola a tecnica mista "Figura danzante su alligatore" con particolare di S.Rondelli

Un abbraccio leggero

a C. C.
e i suoi dolcissimi modi di fare.


Un'altra sosta

Appoggiami la testa sulla spalla:
ch'io ti carezzi con un gesto lento,
come se la mia mano accompagnasse
una lunga, invisibile gugliata.
Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
che dolga di tormento e di stanchezza
scendono queste mie carezze cieche,
come foglie ingiallite d'autunno
in una pozza che riflette il cielo.

Antonia Pozzi
Milano, 23 aprile 1929
Sopra, una tavola a tecnica mista su carta "Un abbraccio leggero" di S. Rondelli