L'Acquarello


Tra le diverse tecniche artistiche, quella che trovo la più stimolante e vicina al mio gusto è sicuramente l’acquerello. Tra i laboratori è consuetudine ormai, utilizzare delle sottospecie di sverniciatori per accelerare l’asciugatura dei fogli. Niente di più traumatico! Con tale e sofisticato strumento noi andremo ad uccidere letteralmente l’anima del nostro elaborato. I colori diafani e leggeri vengono bruscamente prosciugati, le tonalità non possono armonicamente mescolarsi nel lento processo dell’asciugatura naturale, e del nostro foglio resterà tutto tranne la parte più viva, essenziale di questa meravigliosa tecnica. Nell’arte non possiamo permetterci di avere fretta; c’è bisogno di tempo, di pazienza ma soprattutto di tanto amore. L’arte necessita di temperamento, è figlia dell’intuizione creativa, amante della logicità razionale della mente. L’arte non è un conglomerato di cose: essa è infinita quanti sono i modi per poter esprimere visivamente il riflesso della nostra interiorità. E’ facendo uso espressivo della linea, del colore e della materia che noi andiamo ad appalesare l’irrazionalità organica dei nostri sentimenti. Dal mio professore di pittorico, in netto contrasto con la purezza formale del disegno architettonico, imparai quanto l’espressività di una penna china sia pressoché nulla.
Pensa ad una melodia.. a delle note! Solo la matita ti può permettere di cantare” disse con la poesia che abbracciava ogni parte del suo essere.

Nella pittura, la sterile precisione geometrica è una costante che ritroviamo ben poco nella storia dell’arte. E’ nelle sapienti sbavature pittoriche che noi troviamo la bellezza di più tonalità da cui emerge la modulazione melodica del segno, riuscendo finalmente a smuovere quella perfezione a cui tendiamo e che in realtà, proprio non esiste. L’acquerello quando è ancora fresco, si lascia accarezzare dal vento e dal sole; con il tempo l’acqua evapora ed ecco che dinnanzi ai nostri occhi l’anima si manifesta nella sua strabiliante, fragile bellezza. E’ un anima diafana, fragile, silenziosa: peculiarità che fanno di questa tecnica quella a me più vicina per esprimere le diverse sfumature dell’universo interiore di cui ogni essere è dotato. Basta un segno in più, un colore di troppo, che il foglio diviene esteticamente brutto. Una bruttezza che non dipende dalle forme che andremo ad imporre tacitamente, ma alla capacità di saper mantenere o no l’equilibrio ottenuto in partenza. L’acquerello deve essere una tempestiva manifestazione della corretta armonia tra superficie e forma, colore e segno. Lo scriteriato sperpero di forme casuali e poco misurate, andranno a distruggere la sua leggerissima ed intoccabile danza. Esso necessità di silenzio e il silenzio si riduce alla mera essenzialità. Larghe campiture di colore riempiono lo spazio e l’anima è già racchiusa in quei tocchi apparentemente spenti. Oggigiorno, siamo purtroppo abituati al colore rovente della pubblicità, alla violenza del tono e all’accostamento bruto di tinte contrastanti. Dov’è più l’armonia? Perché dichiariamo continuamente guerra - e spesso senza saperlo – ai nostri occhi? Quanta commozione possono invece suscitare l’armoniosità corale dei dipinti di un Morandi? La vita è tutta un contrasto di sensazioni, di eventi che ci sconvolgono, di presentimenti e incertezze. Ma dobbiamo avere il coraggio, la forza e la determinazione di conoscere noi stessi, di ascoltarci, di assimilare l’equilibrio già presente in natura facendolo nostro in una sorta di eterna ubiquità. Arriveremo all’accettazione di ciò che è e di ciò che sarà amando tutto, perché ogni cosa è virtuosa espressione di uno slancio vitale. Ci sorprenderemo della tanta ricchezza che troveremo nella quotidianità e cominceremo ad avvicinarci a quell’aurea poetica di cui la vita è piena, già decantata da molti intellettuali e artisti del nostro secolo. Esser uomo fra gli uomini / io non so più dolce cosa scriveva Saba. Sarà realmente dolce trovarsi in mezzo agli altri. Forse con fare distaccato, ma comunque pur sempre consapevoli della nostra vita, del nostro essere meravigliosamente uomo. Quando l’equilibrio avrà fatto padronanza della nostra struttura interiore, tutti lo potranno capire in quanto in ogni cosa, in ogni singola manifestazione, noi tenderemo ad “imitare” l’armonia che padroneggia nel nostro mondo.

Spesso la letteratura ci offre molte occasioni per rivivere tali esperienze. Ecco cosa scriveva Hermann Hesse riguardo la sua passione per l’acquerello, in una pagina di diario del 1927.

“In spalla ho lo zaino con dentro il piccolo cavalletto, la tavolozza con gli acquerelli, una bottiglietta con l’acqua per dipingere, alcuni fogli di bella carta italiana, un sigaro e una pesca. […]
Sono fuggito da tutto, per un paio d’ore non ci sono più libri, non c’è più lo studio. Ci siamo solo il sole ed io, e questo cielo mattutino di settembre teneramente chiaro, dai riflessi verde mela, e il giallo delle foglie autunnali del gelso e della vite.”


L’arte come fuga dal mondo.
L’arte come ritrovo di noi stessi.

Sopra, un particolare di "Visioni etrusche" di S.Rondelli

1 commento:

  1. Grazie per questi spunti e delicati orientamenti, sembra quasi vi sia un tutt'uno fluido tra te i tuoi lavori e la tua vita, non sempre si può notare questo nell'esistenza di un artista, molti trattengono il fiato per dipingere ma poi quando esprimono concetti immiseriscono le loro opere, non le donano respiro, forse anche perchè la necessità che li ha spinti non si era mai raffinata. Nei tuoi lavori, ognuno con la sua propria identità, doni sempre una chiave armonica per la 'toppa' dell'anima, al di la dell'opportunità tecnica con la quale unisci elementi e colori, al di la di una delicatezza controcorrente, parli dell'uomo ferito che è in te, con coerenza, profondità e acutezza, posso solo imparare da ogni tuo meraviglioso passo, GB

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