L’uomo Blu



Era nato tra due mondi diversi, voluttuosamente uniti da torbidi baci, prosciugati da un ritiro costante e perpetuo senza fine. Erano due mondi che silenziosamente andavano contemplandosi da tempi antichissimi, ricevendo e respingendo a loro volta l’amore raccolto. Uno pareva celare i segreti dell’universo, l’altro palesare il proprio destino al mondo intero.

Questa è la storia di un vecchio uomo silente, incontrato durante un giorno rimasto assorto ad udire le sue parole, intento a raccogliere i relitti di un ultimo amore. Quando mi raccontò la sua storia, anche il tempo si fermò ad origliare, tanto da dimenticarsi di far tramontare il sole e di far tornare l’oscurità. Sua madre lo partorì durante una notte d’estate, lungo una spiaggia deserta e assolata dal bagliore di una luna, ormai stanca di viaggiare senza trovare mai nulla. Era così piccolo da aver già conosciuto simultaneamente due mondi, il mare e la terra, in una verace effusione di nostalgiche melodie notturne. Il suo piccolo corpo affondava nella culla materna della sabbia, mentre le onde del mare lo sfioravano appena in una coperta riscaldata dal sole del giorno prima.

“Solo nella notte, la terra e il mare si amano. S’intrecciano lungo trepide e astruse dolcezze che non riescono a trattenere per siffatta natura. Per questo, ogni volta che si cercano, tendono l’uno verso l’altra e irrimediabilmente si perdono. La sabbia è cosa fine da non trattenere le carezze del mare, e le onde non riescono a raggiungere la terra che cercano di abbracciare senza però riuscirvi. Sono solo attimi, attimi prolungati da un eterno richiamo d’amore” disse nascondendosi il volto dentro una mano.

“Solo nella notte siamo creature capaci di essere. I colori sono un’illusione che ammaliano la nostra mente; soltanto nell’oscurità le anime s’incontrano, riconoscendosi. Sono gli aneliti dello spirito a prestare bellezza, a rivelare le verità feconde del cuore” continuò cercando qualcosa nei preamboli delle sue parole.

“Solo nella notte le menzogne spariscono e le cose diventano tutte uguali, ammassate su se stesse, sul loro continuo volgere verso la gioia frammentatasi nel caos del giorno. Le cose cominciano a chiamarsi, non incitando il loro nome ma evocando la parola che sorge dentro di esse. Nel silenzio l’armonia ritorna e ogni creatura rientra al suo posto, in un tripudio onirico di taciuti desideri che s’incontrano nell’unione di altre creature che eternamente tendono”.

“Perché raccogli tutti questi oggetti?” domandai guardando i suoi occhi blu.

“Non sono oggetti. Sono relitti naufragati da un ultimo amore. Questo, è tutto quello che avanza, che resta, che rimane. Per te sono legnetti portati dal mare e forse un boscaiolo verrà a prenderli per tagliarli e costruirci qualcosa. Ma non senti anche tu, quanta poesia, quanto amore c’è dentro questi porti sepolti che aspettano? Odora.. sentirai il profumo del mare che ha addolcito il legno donatogli dalla terra. Sentirai l’unione, l’amore dell’acqua e della sabbia. Ogni pezzo restituito è un frammento di un atto spontaneo e desiderato. Ma nessuno lo sa, perché questo deve restare un segreto”.

“Di giorno mare e terra litigano perché non si riconoscono più, mentre di notte diventano tutta una grande cosa blu: si sfiorano, s’intrecciano, si restituiscono a loro stessi cantando melodie che nessuno può riuscire a udire. Solo le anime incapaci alla vita possono svegliarsi di notte e riuscire a sentire in lontananza gli echi di un amore teso a rincorrersi perdutamente. Solo le anime incapaci alla vita possono andare alla spiaggia quando tutto è spento e cominciare a piangere senza un perché” concluse allontanandosi nella foschia delle sue ultime parole.


Sopra, una tavola a tecnica mista su carta "L'uomo blu" di S.Rondelli

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