Sul Silenzio nella pittura

“Il silenzio non esiste più come mondo, ma solo come un suo frammento e come tale fa paura all’uomo. Talvolta, in una città, un uomo precipita improvvisamente nella morte in mezzo al frastuono della strada: allora sembra che all'improvviso, a fianco del morto, risorgano i frammenti di silenzio che se ne stavano fra le chiome degli alberi a lato della strada, sembra che questi avanzi siano strascicati accanto al silenzio del morto e per un momento si fa calma in città: i resti del silenzio sono là, accanto all'uomo caduto e si apprestano a sparire con lui nella morte.”

Max Picard

Quando si lavora all’interno di un supporto pittorico, si è soliti agire con il colore e i suoi resti, i pennelli, l’uso delle mani, la vista e la spinta creativa. Tutti questi elementi hanno a che fare, in maniera più o meno consistente, con l’espressione artistica o, meglio ancora, con tutto ciò che diventa manifestazione dell’uomo per mezzo dell’immagine. Sopiti impulsi sensoriali vengono convocati per dare origine ad un meraviglioso processo unificatore dove pensieri e immaginazione, suoni e parole, sentimenti ed emozioni si fondono con il solo scopo di liberare un’energia interiore che si traduce appunto, in immagine. Ma dove operano questi elementi così diversi tra loro? In che modo possono unirsi così efficacemente originando un solo ed unico prodotto? Qual è l’elemento sacro e santissimo che riesce ad unificarli? Per rispondere a questo interrogativo, occorre edulcorare queste spinte per riuscire ad avvertire il battito nel loro fondo, il tappeto dove esse scorrono indisturbate con il fine unico di sboccare nell’attesa creativa. Avvertiremo il richiamo del Silenzio in cui l’anima fermenta, gioisce, cresce, si spezza e matura per comprendere lo sviluppo di alcune costanti che caratterizzano la fase operativa. E' il silenzio che armonizza le sue forme conferendogli lo stesso peso e la stessa importanza, procedendo lento e salmodiante quanto una litania. Una domanda che sorge subito spontanea è questa: sarà possibile rappresentare gli aspetti dinamici, mutevoli e invisibili del silenzio all’interno di un contesto pittorico? La nostra risposta è già stata ampliamente esplicata con lo sviluppo dellastoria dell’arte: forme bizantine dotate di incredibile sintesi rilucono in ambienti astratti e simbolici tese all’ascolto della fluidità informe del silenzio; la sfinge egizia non è sospensione ma abisso di silenzio mentre nelle cattedrali esso si è eclissato dalla frastornante realtà del rumore; le stampe nipponiche sono state edificate seguendo i fili conduttori del silenzio mentre nei dipinti di Piero della Francesca i personaggi sono avvolti da questa patina indistruttibile che reca armonia e senso di eternità allo sviluppo di virtuosi giochi cromatici. Sono ancora tantissimi gli esempi da riportare ma risulterebbe difficile individuarli con certezza se prima non impariamo a riconoscere il volto del silenzio. Queste riflessioni, nascono innanzitutto con la rilettura dello straordinario saggio “Il mondo del silenzio” di Max Picard, un pensatore difficilmente menzionato dalle antologie. E’ assai insolito pensare come il pensiero di un filosofo, strutturalmente razionale, sia in grado di elaborare dottrine servendosi di un linguaggio metapoetico. Si potrebbe forse parlare del silenzio senza fare contemporaneamente poesia quando entrambi sono cosa sola? Picard esamina questa costante analizzandolo dapprima come un fenomeno a sé, per poi scovarlo addirittura nella natura umana, come se ogni essere umano fosse la personificazione stessa del suo silenzio. Nonostante Picard cada fin troppo spesso in un ritmo ripetitivo e anchilosato scivolando in un pleonasmo di parole, il testo si rivela una ricchissima fonte da cui trovare l’impronta del proprio pensiero seguendone il suo percorso curvilineo. Picard illumina la mente del lettore, lo pone di fronte all'eternità del silenzio mettendo in ridicolo la sua voglia di nascondersi claudicando parole, denuncia con impeto la società del rumore e riscopre il valore dell’uomo nello scorrere pacato e mastodontico di tutto ciò che tace. “In questo mondo, che calcola tutto secondo l’utile immediato, non c’è più posto per il silenzio. Esso è stato bandito perché non era lucrativo, perché si limitava a esistere senza mostrar di possedere uno scopo, non se ne ricavava nulla, era improduttivo. Oggi il silenzio equivale quasi soltanto a incapacità, incapacità di continuare a parlare, una cosa del tutto ridotta, negativa. E’ simile a un errore di costruzione nel continuo corso del rumore.” Questa è la visione distorta che abbiamo generalmente tutti del silenzio, in modo cosciente o no, poco importa. In un mondo come il nostro, animato e reso vivo dal rumore, il silenzio corrisponde soltanto alla feccia del vuoto. Ecco che allora, nuovamente, la pittura deve distinguersi da questi moti rutilanti e chiassosi che narcotizzano l’uomo moderno. La sua voce deve luccicare laddove il rumore regna indisturbato. Ordine e armonia, silenzio intriso di poesia, commistione pittorica unita ad un contenuto vero, proprio e dipendente soltanto da se stesso. Questa continua discrasia tra i diversi modi di comunicare creano, se mal gestite, instabilità e confusione divulgativa. Per questo, nella pittura, la comunicazione deve ridursi al solo motivo poetante del colore e della forma, senza macchiarsi di tecnologie, effetti scenici e fuochi artificiali per concorrere alla potenza mediatica dei nuovi mezzi informativi.

Oggi la forza della pittura risiede proprio nel suo non imporsi, nell’essere cosa che tace dentro il suo sviluppo coloristico. Occorre operare con il silenzio, far si che le voci cromatiche non si sovrastino l’una sull’altra o creare un coro armonico dove i toni più forti ravvivino quelli meno luminosi.

Questo è il volto del silenzio, questo è il volto della pittura.

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