CHE COS’E’ L’ARTE? di Lev Tolstoj

A Lali Burduli


"L'uomo, grazie alla sua attitudine a essere contagiato, per mezzo dell'arte, dalle sensazioni altrui, vede rientrare nel dominio dei suoi sensi tutto ciò che prima di lui ha provato l'umanità, gli divengono accessibili i sentimenti dei suoi contemporanei come quelli degli uomini vissuti mille anni addietro, e gli si presenta la possibilità di trasmettere ad altri i suoi sentimenti."


Non è affatto una questione semplice fornire una risposta per un quesito assillante come quello posto da Tolstoj su cui critici e filosofi hanno riempito, nel corso dei secoli, volumi di estetica. Schiller, Kant, Schlegel, Hegel e tanti altri ancora ci hanno proposto argomentazioni e modi diversi d’intendere l’esperienza artistica, polarizzando il pensiero tra arte intesa come godibilità estetica (il bello e il piacere), e arte concepita all’interno di una struttura etico - morale. Ripercorrere le tappe dell’estetica moderna e scovare il messaggio latente nelle radici storiche delle avanguardie artistiche del Novecento, ci aiuta a comprendere che l’arte, oggi più che mai, pone il problema ontologico della sua definibilità. Se Lev Tolstoj cerca di rispondere alla questione in modo non molto esaustivo con il saggio del 1897, oggi la critica, ma soprattutto il pubblico, avverte l’urgenza di spostare la riflessione su “che cosa” sia effettivamente arte, sensibilmente turbata dall’attuale e caotico panorama artistico che assume sempre più visibilmente un aspetto proteiforme. Turbamento che non è affatto nuovo se pensiamo alla famosa Fountain di Duchamp e che continua, evidentemente, a risollevare molti degli interrogativi passati. Colore, tela, creta, gesso, bronzo, pietra e legno indicano ormai qualcosa di obsoleto: l’arte, o meglio l’artista, ha cercato di superare i consueti campi operativi per formulare un linguaggio del tutto nuovo in stretto contatto con la scienza, l’evoluzione tecnica e la mutevolezza sociale, varcando addirittura i semplici confini espositivi per spostarsi e intervenire direttamente sul territorio urbano e naturale, cercando di abolire la logica del mercato artistico e quella del collezionismo. Se l’arte contemporanea cerca di servirsi il più possibile dei vocaboli del linguaggio moderno, non è detto che riesca a porsi, con la stessa efficacia, come punto nevralgico e centrale della riflessione sociale. Gillo Dorfles, per mezzo di una sottilissima acribia acritica, afferma nel saggio L’oscillazione del gusto: l’arte tra tecnocrazia e consumismo: “oggi stiamo assistendo a continue rivoluzioni, non solo nel gusto artistico ma nell’oggetto stesso di quello che siamo soliti definire arte e tali rivoluzioni ci portano a considerare arte quello che un tempo non lo era. Oggi non è più possibile parlare d’arte nei termini di un’essenza categoriale e immutabile dello spirito, ma come di una mutevole realtà il cui stesso significato muta a seconda delle epoche e può persino identificarsi, di volta in volta, con il mito, la religione, la società”. Il sentore di questa realtà estremamente dinamica e impervia si avverte anche nel saggio di Tolstoj, dunque molto tempo prima che avvenisse la frattura epistemologica con le avanguardie nei primi inizi del Novecento. Prendiamo in esame il periodo in cui il grande scrittore russo fece le sue considerazioni sul coevo panorama artistico; la data della pubblicazione risale al 1897 ma in realtà la stesura del saggio lo impegnò per una durata totale, talvolta saltuaria, di ben quindici anni. L’impressionismo era già sbocciato e la maniera accademica cominciò ad essere motivo di dibattito per la nuova generazione di artisti, mentre più tardi verrà presa in esame, con vedute più ampie e meno vincolate, anche da parte dell’assetto critico. Nonostante Tolstoj dimostri un pensiero assai arcaico e monolitico, incapace di comprendere lo spirito rivoluzionario che animò tutto l’Ottocento (specie quello degli ultimi decenni come evidenziò Mario de Micheli nella sua storia dell’arte), in diverse parti del saggio troviamo spunti illuminanti, estremamente attuali che ci portano a discettare la sfera artistica all’interno di un campo ideologico e severo come quello tolstojano. Il lettore, al di là delle opinioni divergenti o meno con lo scritto saggistico, può “armarsi" di una struttura critica in grado di riconsiderare aspetti dell’arte che vengono, sempre più spesso, presi in minor considerazione. Significative le parole centrali del quinto capitolo: “Per definire con esattezza l’arte, occorre anzitutto smettere di considerarla come un mezzo di godimento, e ravvisarla invece come una delle condizioni della vita umana. Sotto questo profilo, ci sarà impossibile non vedere che l’arte è uno dei mezzi attraverso i quali si attuano le relazioni tra gli uomini. Ogni opera d’arte fa sì che chi la intende entri in un determinato genere di relazione con chi l’ha prodotta o la produce e con tutti coloro che assieme a lui, o prima o dopo di lui, hanno percepito o percepiranno la medesima impressione artistica.” Arte diventa quindi sinonimo di espansività, dilatazione, prolungamento dell’essere, santissimo contagio tra gli uomini, creazione di universi alternativi alla realtà, comunicazione immediata di immaginari collettivi e tanto altro ancora; l’arte può essere in grado di creare un vivo scambio tra culture diverse, punto d’incontro tra esperienze differenti che trovano la loro espressione nel linguaggio visivo. Riflettiamo sulle parole di Tolstoj e chiediamoci se oggi, ma anche durante il tempo in cui avvenne la stesura del saggio, possiamo asserire in modo univoco che “l’arte è ancora uno dei mezzi attraverso i quali si attuano le relazioni tra gli uomini”. Chi avrà avuto modo di visitare mostre contemporanee, si sarà reso conto di quante opere, installazioni o impianti multimediali esigano il supporto di un adeguato testo critico in grado di avvicinare lo spettatore alla lettura dell’opera. Con tutta la concentrazione possibile, il pubblico passeggia irrequieto tra le sale, cercando di capire “dove inizia o finisce l’opera d’arte”, sfogliando volantini e guide per scovare il messaggio latente lasciato dall’artista, enigmatico ad una prima, seconda, terza e quarta osservazione. Ci troviamo di fronte ad un’arte forse fin troppo presuntuosa, dagli elevati pretesti intellettuali, sofisticata e, il più delle volte, incomprensibile per la maggioranza del pubblico. Per comprendere un messaggio visivo, non occorre essere supportati da un’adeguata formazione artistico-culturale. L’arte è comunicazione diretta, immediata, bagno lustrale alle sorgenti della vita, relazione emotiva tra soggetto e oggetto. Quando l’arte non riesce più a comunicare ma a trasmettere soltanto il nichilismo del tempo in cui viviamo, in un disperato circolo vizioso dove si ricorre all’effetto mediatico servendosi di linguaggi destabilizzati, fallisce nel suo intento originario: “L’arte è un mezzo di comunicazione che riunisce gli uomini accomunandone le sensazioni, ed è necessario alla vita e al progresso verso il bene del singolo uomo e dell’umanità”. Se il modo tolstojano di concepire l’espressione artistica si rifà spesso a dei precetti cristiani (dunque un pensiero ideologico molto forte che non discende dalla tradizione evangelica), ciò non toglie che la deflagrazione di certe convinzioni possano essere riprese in considerazione per avviare una lunga serie di riflessioni che ci portino a comprendere il nostro tempo, scovandone le cause e a discettarne gli aspetti centrali. Tra le avanguardie (ma non solo), è diventata ormai una consuetudine segnalare un disagio e svelare problematiche che tendenzialmente si cerca di occultare, indirizzando la comunicazione verso un febbricitante stato di curiosità ricorrendo spesso allo shock, alla deformazione, l’ironia e il grottesco. Ma l’arte deve fare di più; non basta mostrare sotto forme diverse l’ospite inquietante del nostro tempo, ma occorre andare oltre, superare questo stato narcotizzante che depreda il buon vivere, spargendo semi che non diano come frutti nuovi metodi espressivi (che sono già troppi e disorganici), ma che facciano riscoprire la valorizzazione del contenuto, l’efficacia istantanea del messaggio, l’esaltazione di elementi primari come il colore e la materia.

3 commenti:

  1. Inseguendo in rete i sogni si approda anche qui… ho letto con interesse le tue considerazioni e le condivido. A mio avviso a essere nichilista non è il tempo in cui viviamo ma gran parte dell’arte contemporanea. Non è l’arte contemporanea a rappresentare il nichilismo attuale ma il contrario: è il nichilismo che trova la massima espressione e il terreno più fertile nell’arte. Qui entra in gioco il ruolo e la concezione dell’artista, dell’uomo artista, una concezione oggi falsa e deteriore. In virtù del suo talento esclusivo, l’artista odierno è considerato un superuomo che può e deve vivere separato dagli altri, uno a cui tutto è permesso: ma non sta proprio in ciò l'essere i burattini del nichilismo? È l’artista odierno ad essere nichilista, non il mondo. Il mondo è fatto anche di milioni di persone che lottano e sperano e chi dice che oggi il nichilismo la fa da padrone dimostra solo parzialità e cecità. Arte e nichilismo sono inconciliabili: il nostro maestro Tarkovskij in Martirologio scrive che se l’arte è creazione, allora è di per sé negazione della morte e del nichilismo, anche quando il suo oggetto è la morte e il nichilismo stesso! Per questo non sono in sintonia con la citazione di Dorfles (di cui peraltro nutro rispetto e ammirazione), perché l’arte passata attraverso il vaglio della storia e della comunità è proprio un'essenza categoriale e immutabile dello spirito. A dispetto del nichilismo, di certe opere d'arte odierne (appunto i film di Tarkovskij, o i romanzi di Saramago o che so io) è possibile parlare in termini di essenza, oggi come domani o tra due secoli, perché sono nel non tempo e dunque parlano a tutte le epoche.
    Con simpatia
    Giovanni

    RispondiElimina
  2. Ti ringrazio Giovanni per essere passato e aver condivo il tuo pensiero!
    Sofia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te per l'attenzione a certi temi e autori fuori moda. Belli i tuoi acquarelli!
      G.

      Elimina