Figura di un Dormiente

In alcuni periodi risultava piacevole affidare la mente al gioco critico della lettura durante il breve tragitto di un mezzo pubblico. Però qualcosa insistentemente chiamava tramite una voce insigne e al tempo stesso graziosa. Un reticolo fitto di sguardi tra i passeggeri attraversava la pesantezza dell'aria, la filtrava in un pulviscolo di pensieri tristi o più lievemente maliconici, assenti o addirittura briosi. Piccoli sorrisi nascevano dal nulla apparente per poi sciogliersi tra labbra filamentose e sottili, come meteore che sfuggono improvvise nell'oscurità di un pensiero profondo. I più anziani pronunciavano cavernosi sussurri e con le loro mani gravitavano lungo lo spazio da loro occupato cercando di comunicare invano con quello altrui.

Era sostanza umana che pensava tra le fessure di una solitudine calante, dolcemente ombreggiata da un ricordo passato, forse perduto tra i contrasti di un giorno felice.

C'era anche una donna a cui non riuscivo dare un'età precisa.

Divenne personaggio dei miei pensieri, delicata creatura dormiente che posa la sua gravità lungo le rive del caos cittadino. Era ora di pranzo e se ne stava in piedi, lottando tra le frenate e le partenze del mezzo per rimanere salda nel suo equilibrio. Con gran foga mordeva una pasta di riso accertandosi che ogni boccone giungesse a destinazione e, per assicurarsi di ciò, portava metà delle dita lungo la parte interna e orbicolare della bocca. Segmenti di luce adornavano il suo capo: alcuni boccoli si nascondevano dietro le orecchie mentre altri, più confusamente, scendevano con tendenze ramificate lungo il suo pallido collo. Lo sguardo, fresco e penetrante, seguiva lo scorrere del paesaggio con ritmo elastico. Poi ad un tratto e con voce appannata, come quando gli amanti sussurrano le prime parole dopo un lungo bacio, chiese la fermata ma il conducente non rispose alla sua richiesta. Si guardò intorno, perplessa, perduta e taciturna come se la sua forza di bambina risultasse troppo debole per contrastare quella più adulta. Qualcuno al suo posto avrebbe protestato, forse inveito, mostrato il suo cartiglio di baldanzose critiche rivolte poi alla società stessa e verso quel grande sistema che pensa a sfamarlo per negargli poi il tempo di vivere la sua ultima natura dimezzata. La mia piccola creatura dormiente preferì invece assistere inerme alla potenza delle cose e alla sua straordinaria semplicità, lasciando che scorressero senza opporre alcun tipo di resistenza.

Osservava in silenzio, priva di flebili pensieri sfociati nel male perchè semplicemente non era capace di produrli.

Lei conosceva bene il sapore della sua pasta di riso e nient'altro. Ma è partendo da quest'ultima negazione che possiamo addentrarci in un percorso a ritroso che sveli il prezioso segreto della sua selvaggia poesia.

Strofinò le sue mani zuccherate lungo la veste che la ricopriva e infinite bricioline di riso caddero sul pavimento creando un gioco di continua caduta. Le porte si chiusero e lei era già scesa per andare in una destinazione a me ignota.
Neanche il tempo di salutarla con la voce del suo stesso silenzio...

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