La traccia

Impressioni di un anonimo pendolare

Poco più avanti venne a prendere posto un uomo già in là con gli anni, dalla barba folta e mal curata, la giacca cosparsa di piccole macchie e il silenzio che gli si era cementificato addosso quando aveva deciso, in un giorno lontano, di non aprire più a nessuno il suo cuore. Le persone che gli dedicavano qualche pensiero non erano mai riuscite a capirne il perché e neanche se ne interessavano più di tanto, dato che sembrava non aver niente da dare né l'accoglienza giusta da poter ricevere qualcosa di buono. L'unica forma cristallina, fragile e luminosa, che si poteva scorgere nella sua modesta persona, era il suo sguardo marezzato da una profonda malinconia. Solitamente le persone non si guardano mai reciprocamente per lunghi, interminabili secondi. Per pudore o imbarazzo è difficile riuscire a sostenere lo sguardo sconosciuto di colui che si accinge, con aria sfidante, a guardarci lungamente. Abbiamo paura ch'egli s'intrufoli tra i nascondigli segreti della nostra anima, che ne porti via un pezzetto senza neanche darci il tempo di poterli difendere o trattenere. Ci mascheriamo così in un'ingenua forma di difesa spostando altrove lo sguardo; lo portiamo a riposare sull'innocuo paesaggio industriale, sugli oggetti che ci circondano o su qualcosa di già familiare che non abbia la capacità, tanto spaventosa, di defraudarci senza un tacito accordo di cui gli stessi siano al corrente. Ma quest'uomo, dalle labbra serrate e appena visibili, non chiedeva il permesso per varcare l'interiorità degli esseri umani. E anch'io mi accorsi che era già troppo tardi per poterlo fermare e respingerlo in modo cordiale, spacciando il mio rifiuto per un innocuo disinteressamento. Tutto il carico della sua malinconia varcò ogni mia finestra e ogni piccola porta sparsa sui lembi di pelle, tanto desiderosi di attirare a sé ogni cosa con i “fili prensili dell'amore”; entrò nel più piccolo poro e, dopo essersi accertato che il mio corpo e la mia anima ne fossero avvolti con la stessa intensità, cercò di scavarmi con agghiacciante forza, mentre tutto il resto sostava immobile, muto, dilavato dal trascorrere iroso del tempo che, pure lui, voleva ribellarsi a quella nuova forma di estraneità. La forza inespressiva di quest'uomo era tale che si imponeva agli altri e li conduceva a sentire come lui, a provare l'espansione di quella furibonda forma di malinconia che lo stava divorando fino alle ossa. Mi chiedevo se aldilà delle sue vesti esisteva davvero un corpo o se invece si celava un dramma messo in atto per mitigare i suoi desolanti ambienti spirituali, corrosi da una spietata e bigia solitudine. Quando gli altri pendolari scendevano dal mezzo, lui alzava faticosamente il suo corpo e andava, assieme a lui, ad occupare il loro posto. E così succedeva ogni volta tra gli sguardi un po' stupiti della gente. Nessuno ne capiva il perché e se ci pensavano troppo poi finivano per riderci su, beffeggiando il comportamento insolito di quest'uomo forse un po' rimbambito dall'età.

Una voce cristallina frantumò l'aria in un sereno tumulto poetico:

“Guardatelo, o uomini, guardate come si distendono i lineamenti del suo volto quando il suo corpo cerca sollievo e nutrimento negli eccessi del vostro calore che abbandonate, incuranti, alla vuota inespressività delle cose. Se non può ricevere il vostro amore potrà almeno raccoglierne le tracce e liberarsi, anche solo per poco, dal suo pungolo sentimentale fin quando anch'esse tenderanno a scomparire con lui. E' voi che cerca, è un pezzo del vostro cuore non ancora inquinato che vuole cogliere per poterlo custodire nel suo piccolo giardino d'affezione”.

Quando occupava il posto di un altro il suo viso lentamente s'infiorava senza che nessuno potesse condividerne la gioia, la stessa che pensava a rivestirlo come fa una madre con il suo bambino, senza defraudarlo della sua presenza elementare. E così continuava le sue giornate, alla ricerca di piccole tracce d'amore che potessero aiutarlo a sopportare il ristagno della sua anonima esistenza.

2 commenti:

  1. Randolph Carter31 luglio 2012 18:50

    Bellissimo e d'ispirazione. Lo apprezzo. L'ho scoperto per caso, passavo cercando su Tarkovskij...
    Amo queste cose. Grazie.

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