Andrei Tarkovsky: a Photographic Chronicle of the Making of The Sacrifice


Tarkovsky is the Mt. Everest of the cinema world


Questo è un libro che difficilmente potrà mancare nelle librerie dei cinefili che hanno a cuore il pensiero e la filmografia di Andrej Tarkovskij. Uscito nel 2011, presenta più di 240 foto che documentano il set dal primo all'ultimo giorno di riprese del film-testamento Sacrificio, girato nell'isola di Gotland (Stoccolma), nella primavera-estate del 1985. Un libro affascinante che ripercorre i momenti più significativi del film, le pause relax del regista, l'orario di lavoro o i momenti di estrema tensione come quando si vede uno stanco Erland Josephson lamentarsi per la fatica delle riprese (mi riferisco alla scena della scala quando deve raggiungere l'abitazione di Maria). Le foto sono state scattate da Layla Alexander-Garrett, la traduttrice personale (dallo svedese al russo) di Andrej Tarkovskij, così come le note sottostanti che commentano le immagini delle riprese. Il testo è stato scritto in lingua russa con la relativa traduzione in lingua inglese. Motivo principale di questo progetto è la condivisione del clima e dell'atmosfera creativa che prevaleva sul set, testimonianza unica per scoprire da vicino il lungo travaglio del film e fremere davanti alla genialità di questo autore che ha formulato un nuovo linguaggio cinematografico, tutt'ora significativo per l'evoluzione del panorama artistico contemporaneo.

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L'introduzione inizia così:

Cinephiles need no introduction to the name of Andrei Tarkovsky, the director who created a whole new cinematic language, and who exalted film to the sublime heights of a classical art form. Tarkovsky is the Mt. Everest of the cinema world.  Some are enraptured by him; others strive to attain his level – yet he stands apart.  And so does his very last film, The Sacrifice.


Questa foto ritrae il primo incontro di  Layla Alexander-Garrett, la traduttrice, con Andrej Tarkovskij 
in un bar a Piazza Navona. La donna con gli occhiali è Donatella Baglivo che realizzerà 
un documentario sul regista tre anni dopo. Siamo nella primavera del 1981.


Andrej Tarkovskij nella sua casa a Stoccolma


Per Sacrificio, Tarkovskij cercava un paesaggio che fosse senza tempo, 
"timeless" come riporta la traduzione.
L'ha trovato nelle spiagge suggestive del Mar Baltico, 
non lontano dalla sua amata Russia.


La costruzione della casa a Gotland


Nella prima foto a sinistra vediamo Andrej Tarkovskij scegliere, nella biblioteca della Cattedrale di Uppsala,
la mappa del XVII secolo che appare nel film, come vediamo nella foto a destra.
La mappa è un regalo che fa Otto, il postino, all'ex attore Alexander.


I registi russi hanno l'abitudine di rompere 
una bottiglia di champagne durante il primo giorno di riprese.
In questa foto vediamo Andrej al suo primo tentativo che, sfortunatamente, fallisce.
"It's a bad omen" sussurra Andrej a Layla,
 chiedendole di non tradurre alla troupe, le sue parole in svedese.


Erland sale e scende dalla scala
come un pompiere brontolando che, in tutta la sua vita,
 non ha mai lavorato tanto duramente come per le riprese del film di Tarkovskij.
Aggiunge, simpaticamente, che vorrebbe aver presto
dei bicipiti come King Kong. Kerstin Eriksdotter suggerisce
di rinominare il film The Ladder, La Scala.
"Why not? The Ladder sounds rather good," concorda Andrej,
aggiungendo: "Gogol chiese una scala prima di morire".


Per Layla e Andrej era diventata un'abitudine uscire ogni domenica in bicicletta.


"Not a single yellow flower should be visible in the frame" ,
ordinò il regista Andrey Tarkovskij.
Così tutto l'equipaggio si precipitò a sgombrare il campo dai tantissimi fiorellini gialli,
compreso il produttore del film Anna-Lena Wibom.


Erland Josephson durante una pausa dal set.


Per Tarkovskij, la scena The Prayer è stata una delle più complesse
da mettere in atto. Ci fu grande tranquillità e silenzio
durante le riprese: tutti trattennero il respiro per paura di disturbare l'attore.
Abbiamo pianto insieme - scrive Layla - quando Erland ha pronunciato
le parole della preghiera: "Oh, Lord! Save us in this dreadful moment!"


Quando venne portato il cavallo, Andrej dimenticò ogni cosa.
Lo nutriva, l'accarezzava 
e gli sussurrava parole gentili mentre camminavano.


Il grande Sven Nykvist, direttore svedese della fotografia in Sacrificio.
Ha collaborato più volte con Ingmar Bergman.


Un ringraziamento speciale a Danilo

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