Biography & Review



Sofia Rondelli (Pietrasanta, 1991) consegue la maturità artistica nel 2010 presso il Liceo Artistico di Carrara e si diploma all'Accademia di Belle Arti di Carrara con una tesi su La Crisi dello Spirituale. Nell'ottobre del 2013 si trasferisce a Torino per proseguire gli studi specialistici presso i laboratori accademici dell'Albertina. 

La sua poetica, che abbraccia il genere fantastico e si fa interprete di figure umane terse di melanconia, presta un’attenzione sensibile verso la superficie di lavoro in vista di un raggiungimento equilibrato ed armonioso tra materia e forma all’interno della commistione pittorica. Significativi per la sua maturazione stilistica sono stati gli insegnamenti del pittore Claudio Cargiolli, Omar Galliani e Stefano Ciaponi. 

La sua prima mostra istituzionale, L'elogio del dormiente, si è tenuta a Lucca nel 2014 presso gli spazi della Fondazione Banca del Monte di Lucca. Ha lavorato con la Galleria Davico di Torino, partecipando anche a numerose mostre collettive in Italia (Brescia, Livorno, Pietrasanta, Sciacca, Carrara etc.). Attualmente lavora in esclusiva per lo Studio d'arte Cannaviello (Milano).


Sofia Rondelli

Born in 1991 in Pietrasanta (Italy), lives and works in Turin.


Education

2008

Icon workshop, Bizantine Iconography

2010

Arts High School, Carrara, Italy 

2013

Academy of Fine Arts, Carrara, Italy


Selected Group Exhibitions

2009

CON – VIVERE FESTIVAL, Carrara, Italy

2010

Pari Opportunità, Massa, Italy

2011

ContemporaneARTGalleria Europa, Lido di Camaiore, Italy
Palermo-CarraraSpazio Cannatella, Palermo, Italy
Giudizi Universali,Spazio Arte Duina, Brescia, Italy

2012

Open Day, Academy of Fine Arts 
Se cavalchi la tigre non puoi scendere, Complesso monumentale Tommaso Fazello, Sciacca, Italy
Concorso BuenosAires 04Open Art Milano, Milano, Italy
Sam – Silent . Art . Movement, Art House, Camaiore
Sam – Silent . Art . Movement (III atto), Art House, Camaiore

2013

Metti una sera, Ristorante Il Posto, Pietrasanta, Italy, curated by Valeria Pardini 
NoveDodiciAthena Gallery, Livorno,Italy (with Braido, Ciaponi, Cargiolli...)
Nu-ShuEuropa Gallery , Lido di Camaiore, Italy

2014

Artintype, Grafiche Martintype Spaces, San Benedetto del Tronto, Italy
L'altra faccia della luna, Vezzi d'arte, Carrara, Italy (with Miho Ikeda)
So Surreal So PopDavico Gallery , Torino, Italy
Venuti al mondoPalazzo Sani, Lucca, Italy

2015

Ungaretti e la grande guerra, Piccolo Museo della Poesia, Piacenza, Italy
Omnia signa, Studio d'arte Cannaviello, Milano, Italy



Solo Exhibitions

2010

La Poesia dell'Immagine, SpaziArti Ungallery, Milano, Italy, curated by StatArt (solo)
I lirici dormienti, Liceo Artistico di Carrara, Italy (solo)

2014

Elogio del dormiente, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Italy, curated by Marco Palamidessi 

2015

Tamara Ferioli - Sofia Rondelli, Studio d'arte Cannaviello, Milano, Italy
Tamara Ferioli - Sofia Rondelli, Galleria Interno 18, Cremona, Italy


Awards and Recognitions

2008

Donare è vita, Massa, Italy (first prize)

2010

Premio Nazionale IoRacconto3Firenze, Italy (second prize)
Concorso BuenosAires 04, Open Art Milano, Italy (finalist artist)

2012

Talent Next Prize, Book Festival Pisa (selected)

2013

Time For Rebirth, B&B Cà Bianca, Fosdinovo, Italy (first prize)

2015

Bando Luci d'artista, Torino (finalist artist)


Art Fairs

Artist Fair, La Spezia, Italy


Bibliography

2012

A che servono le roseL'Arca Felice Edition, editorial collaboration

2013

Fuori e Dentro, Pastiche Rivista, Roma, Italy
Players Magazine 22
Frrresh Magazine 5, Croazia

2014

Elogio del dormiente, exhibition catalogue, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Italy




POETICA




Sono sempre stata attratta dall'animo umano, dalle sue impercettibili variazioni e sfumature, dai silenzi inghiottiti che fanno il chiasso dei cubetti di ghiaccio quando scivolano all'interno di un bicchiere, dal lucore autentico che vibra e fa scatenare scenari di particolare bellezza sui volti che osservo. Prediligo la meditazione sull'uomo mentre egli si presenta a sé stesso, in comunicazione con il proprio silenzio e la propria fluidità interiore. Le individualità si scindono in un'affannosa rincorsa, fiumi di parole colano dallo sguardo, il ricordo e la proiezione di se stessi in un futuro imminente connotano il presente di elementi estranianti, in una fase momentanea di transizione e metamorfosi. E' con tale tracimazione che nasce il mio pensiero, la mia raccolta, perché è proprio di questo che si tratta: di raccogliere. Chi è solito operare nel campo creativo è abituato a selezionare, a guardare le sfaccettature del reale con maggior evidenza e ad offuscarne invece altre. Al posto delle pupille il creativo sostituisce dei bisturi taglienti con i quali disamina la realtà e, prelevandone alcune parti, le porta nel proprio scenario per farle coabitare e riprodurre tra loro col fine di forgiare una realtà compiuta nel suo immaginario. Per il pensiero bachelardiano, questo significa esattamente “vivere l'essere dell'immagine”, ovvero esautorare l'attenzione verso gli aspetti pragmatici del reale e ridursi al completo assorbimento della fonte visiva. Per Bachelard «L’immaginazione è al tempo stesso un divenire espressivo ed un divenire del nostro essere.»1 Questo prolungamento dell'apprensione intellegibile è intersecato alla vita stessa dell'uomo che, operando un'inversione con la partecipazione passiva della fattualità, risveglia la rêverie, il campo in cui operano i ricordi, la dimensione notturna e diurna del sogno, il lieto fantasticare che, esteso al suo punto nevralgico, giunge a creare una dimensione finalmente tangibile anche dalle qualità intellettive del pensiero. Le forze dell'immaginazione arrivano così a fagocitare la natura estensiva dell'uomo, a forgiare la dimensione creatrice in cui operano gli artisti.

«Lo spazio è deiscente, si apre in ogni direzione, accogliendo le infinite possibilità di tutte le forme ancora da creare. Lo spazio onirico dell'alba è investito da un'improvvisa luce intima.»2

L'immaginazione, a cominciare dal suo concepimento astratto, s'impadronisce di uno spazio fisico pur restando nella sua immaterialità e assume il diritto di esistenza fin dalla sua nascita, non meno importante del  dominio correlato alla sfera pragmatica. E' una luce intima quella che investe il sognatore, futuro creatore di parole, immagini, forme o suoni. Poiché ogni artista, ancor prima di affrontare il fiume del processo creativo, è un timido sognatore che ama conquistare e procurarsi una realtà fallace (in quanto ancora estranea agli altri fintanto che non verrà esternata nel suo operato) per subentrare in una dimensione altra, preludio della vittoria immaginifica su quella pragmatica.

«L'inchiostro, per le sue forze di tintura alchimista, per la sua vita colorante, può dar vita a un mondo, purché trovi il suo sognatore.»3

Significativo questo periodo iniziale tratto dal capitolo Un sogno della materia, dal saggio Il diritto di sognare dove, criticamente, il filosofo prende in analisi alcuni poeti francesi, pittori e scultori della sua epoca. La materia pittorica, la carta, le forme plastiche e l'inchiostro resteranno proprietà esclusivamente fisiche se resteranno senza sognatori, senza coloro che traslano la materia nel suo opposto fino a restituirne un corpo, un mondo, una realtà concreta su cui fondare il proprio credo e la propria speranza d'immortalità. La creazione artistica suggella così la profonda partecipazione del sognatore alla prestazione poetica sbocciata precedentemente nello spazio dell'immaginazione. Difatti «prima di mettersi all'opera, il pittore, come tutti i creatori, sperimenta la rêverie della meditazione sulla natura delle cose»4, ovvero pratica esercizio e conoscenza sulla pluralità dei fenomeni. I frutti che verranno successivamente raccolti ne determineranno il destino di lavoro:

«Il vero destino di un grande artista è un destino di lavoro. Nella sua vita, viene il momento in cui il lavoro domina e governa il destino. L'artista potrà essere lungamente tormentato da infelicità e dubbi, potrà piegarsi sotto i colpi della sorte e, forse, perdere anni in un'oscura preparazione. Ma la volontà dell'opera non si spegne una volta che abbia trovato il suo vero focolare. E qui comincia il destino del lavoro. Il lavoro ardente e creatore pervade tutta la vita d'un artista, conferendole la virtù della linea retta. Procedendo verso lo scopo, l'opera prende forma. Ogni giorno, l'inaudito tessuto di pazienza ed entusiasmo si infittisce nel lavoro che trasforma l'artista in un maestro.»5

«Copiare fino alla fine il dettato dell'esistenza»6: così scriveva Rilke in una sua lettera, rivestendo la creazione poetica di una necessità imperativa e un bisogno estremo di vitalità. L'accesso ad un mondo superiore: questa è la destinazione della poiesi per Rilke e non vi è nessuna terminazione divina in essa ma, bensì, un'efficace trasfigurazione della realtà per mezzo della fruizione artistica. Il destino di lavoro di cui ci parla Bachelard nel suo saggio, implica necessariamente una condizione solipsistica dove l'impegno artistico prevale su quello della vita, degli affetti e dei legami sentimentali. Rilke, pur amando la madre, non assiste alla sua cerimonia funebre per non perdere la concentrazione sul lavoro, per Cézanne la sola cosa importante è terminare l'opera che sta dipingendo e la Cvetaeva sarà troppo impegnata a scrivere per dedicarsi all'educazione dei figli7. La vita umana, nei casi appena menzionati, è consacrata all'arte e si tratta solo di un minuscolo esempio di tutti quei poeti, artisti, scrittori che hanno esaurito la loro esistenza nello sforzo della creazione. Scrive Antonio Chiocchi nel saggio “Poetica dello spazio”8: «Un insediamento poetico è, per sua natura, sospetto, se non si avvale del calore e del dolore dell'esperienza umana». Il campo della poesia viene sovente esercitato nel ventre della sofferenza umana, una tortuosa ascesi che mira al raggiungimento dell'assoluto. Lo è stato per poeti come Ungaretti che, con la poesia, sperava in “una via di scampo al di là della pena9, o per Antonia Pozzi, poetessa milanese riportata alla luce solo negli ultimi decenni, che viveva della «poesia come le vene vivono del sangue»10, fornendo un'immagine fisica del concepimento lirico, vitale, necessario all'esistenza stessa.

«1 La vita dell'uomo sulla terra è come quella di un soldato;
i suoi giorni sono simili ai giorni di un mercenario.
2 Come lo schiavo anela l'ombra,
come l'operaio aspetta il suo salario,
3 così a me toccano mesi di sciagura,
mi sono assegnate notti di dolore.
4 Non appena mi corico, dico: "Quando mi alzerò?"
Ma la notte si prolunga,
e mi sazio di agitazioni fino all'alba.
5 La mia carne è coperta di vermi e di croste polverose,
la mia pelle si richiude, poi riprende a suppurare.
6 I miei giorni se ne vanno più veloci della spola,
si consumano senza speranza.

(…)

11 Io, perciò, non terrò chiusa la bocca;
nell'angoscia del mio spirito io parlerò
mi lamenterò nell'amarezza dell'anima mia.»11

Forse la sofferenza atavica di Giobbe, appena citata, non è poi tanto distante da quella degli artisti: «Io non ho amici, debbo vivere solo con me stesso, ma so con certezza che, nella mia arte, Dio è più vicino a me che non agli altri uomini», scriveva Beethoven nella solitudine della sua creazione musicale. Lo sciorinamento del dolore e la sua diluita estensione nei penetrali dell'anima, diventano nutrimento per lo spazio poetico e preludio al risveglio dell'io lirico in quanto solo palpando la precarietà intrinseca all'esistenza, l'uomo sarà portato a migliorare la propria condizione trovando riparo nella fuga dell'arte, re-inventandosi nella palingenesi della creazione, non differentemente dall'uccello mitologico della fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Continuando a sposare il pensiero di Bachelard possiamo continuare con le sue parole: «Solo la poesia ci può salvare, perché ci riconduce alla natalità del mondo, dentro cui siamo posti come in un utero materno. Nel mondo siamo accolti, non gettati».12 La poesia è concepita come madre e l'attesa del suo verbo potrebbe abitare, metaforicamente, nell'affresco aulico, quanto umanissimo, della Madonna del Parto pierfrancescana. Nel volto, in cui possiamo osservare la raccolta straordinaria della grazia, rimaniamo assorbiti dal silenzioso pathos sacrificale così come, in modo simile, la poesia matura la dolcezza del suo frutto dopo un travaglio non privo di sofferenze. Essa si fa spazio abitabile per l'umanità quando diventa “anima partoriente”, se vogliamo dirla usando le parole di Alda Merini, luogo dalle qualità materne di grande e prolifica creazione. Non solo eleva la condizione umana dalla precarietà dell'esistenza, ma provvede a diluirne lo scorrere del tempo e a tramutare repentinamente le condizioni assiologiche percettive della realtà. Percepire poeticamente, significa quindi ovattare la conoscenza razionale e coinvolgere, all'unanimità, anche il dato empirico per una cognizione che unisca la realtà e il suo soggetto nella totalità d'insieme. La poesia, da luogo abitabile, chiede necessariamente di abitare “fuori di sé”, nel mondo, abbracciando fisicamente e soprattutto spiritualmente l'ardore delle sue diversità. La figura del poeta è già dunque di per sé un conservatore poiché accetta la realtà così com'è e la decanta per denudarne le avversità, i contrasti, le ingiustizie, il dolore del mondo. Non vi è parvenza di rifiuto, ma anzi totale e infinita adesione al suo presentarsi in modo caotico, frammentario e anche contraddittorio. La trasfigurazione dell'oggettività che attuano gli artisti è il primo passo verso la ricerca della bellezza e del suo splendore: da qui l'arte vissuta come fuga, in contrasto con la sua iniziale e appassionata accettazione. Ma è proprio da una sua completa adesione che il poeta potrà librare il suo dolore nella manifestazione artistica, panacea provvisoria del proprio male spirituale, lo stesso che ha generato lo sforzo creativo. Todorov a proposito del travaglio di Rilke, afferma: “L'artista supererà le prove più amare e scoprirà la bellezza degli oggetti più laidi: raggiungerà la sfera degli angeli”.13 L'azione caritatevole del poeta, di natura strettamente intellettuale, ci rimanda al racconto di Flaubert, La leggenda di San Giuliano l'Ospedaliere, dove nell'immagine letteraria che viene proposta possiamo ritrovare una sorta di parabola ideale per identificare tutti quegli artisti che, nella viva compartecipazione del reale, hanno vissuto, assorbito, interiorizzato la sofferenza umana e mutandola in elegia. Anche Hrabal, il più grande scrittore ceco del Novecento si farà carico del dolore altrui per liberarsene nell'atto stesso in cui tramuta in poesia. Nel testo intitolato The Fascination, tratto dalla raccolta I palloni possono spiccare il volo, leggiamo:

«Cassius era taciturno, smunto, magro, perdeva addirittura l'equilibrio, non riusciva a saltare sul tronco e neppure sullo sgabello, si muoveva e camminava di sghembo, come una macchina con gli pneumatici allentati... era il tempo in cui non dormiva più con me, non si lasciava accarezzare, quando anch'io non riuscivo più a camminare, zoppicavo e le gambe ogni tanto cedevano e cadevo e le mani non volevano battere con le dita quel che volevo scrivere con la macchina da scrivere.... Così ci somigliavamo, ci guardavamo con aria di rimprovero. […] E ci guardavamo e l'uno scorgeva nell'altro il proprio destino.»14

E' nel livello di empatia che si instaura con gli elementi della realtà che l'artista può immagazzinare e recepire le diverse manifestazioni da cui trarre la propria visione del mondo. Per costituire una nuova realtà non occorre soltanto tempo, dedizione e costanza, ma una grande forza d'animo che si nutre e prende forza dal terreno umbratile della nostalghia. La pittura diventa una sorta di canto, di richiamo, dolce decantazione del passato, ricerca spirituale in un'epoca oppressa dai meccanismi morbosi del consumo e dal desiderio di ricchezza materiale che ostracizza drasticamente la coltivazione dei fiori interiori.


Sofia Rondelli, giugno 2013

1 La poétique de l’espace, Paris 1957, traduzione italiana a cura di E. Catalano, Dedalo, Bari 1975, p.13
2 Le droit de rêver, 1970, traduzione italiana a cura di Marina Bianchi, Dedalo, Bari 1975, p. 166
3 ivi, p. 51
4 ivi, p. 33
5 ivi, p. 37
6 Epistolario 1897-1926, La Tartaruga Edizioni, Milano 2002 – A F. X. Kappus 17 febbraio 1903, p. 14
7 Les Aventuries de l'absolu di Tzvetan Todorov, traduzione italiana a cura di Emanuele Lana, Garzanti 2010, Milano
8 Società e conflitto - Rivista semestrale di storia, cultura e politica, n. 41/42, gennaio-dicembre 2010
9 Ungaretti – Montale – Quasimodo, da “Tutte le opere” a cura di G. Spagnoletti, Edizioni Scolastiche Mondadori, 1972
10 Tutte le opere, Garzanti Libri, 2009
11 Giobbe - Sofferenza e ribellione di Giobbe
12 La poétique de la rêverie, Paris 1960, traduzione italiana a cura di G. Silvestri Stevan, Dedalo, Bari 1975
13 Les Aventuries de l'absolu di Tzvetan Todorov, traduzione italiana a cura di Emanuele Lana, Garzanti 2010, p. 93
14 ivi, p. 37




Collaborazione editoriale con L'Arca Felice





Luglio 2013 - Pastiche Rivista





COMMENTI CRITICI





[…] Sofia Rondelli – giovanissima artista di talento dalla spiccata sensibilità artistica – mostra già una personale e raffinata ricercatezza stilistica. Leggerezza, armoniosità corale, materia sottile e delicata sono le peculiarità delle sue opere. Danza armonica di linee fluttuanti che – come in un immaginario onirico – compongono forme e figure che liberano la mente e aprono il nostro io interiore a mondi sconfinati, in cui l’orizzonte si perde in una nebbia soffice di colori ovattati e velati. Forti e chiari sono i riferimenti al giapponesismo: semplicità, compostezza, delicatezza, matericità quasi impercettibile ed eterea rendono i segni e le linee tanto sottili ed eleganti. Elemento principale alla base della sua creazione è il rapporto con la superficie pittorica. La lenta preparazione del supporto – carta o tavola su cui poi prendono vita le figure – è frutto di un lungo processo di meditazione e d’ideazione. Sfruttando tutte le caratteristiche della tecnica dell’acquarello, Sofia Rondelli asseconda i tempi evolutivi della natura: silenzi, pause e attese sono funzionali alla sua creazione riflessiva e meditativa. Spesso le figure si dissolvono nello spazio con fragile delicatezza, diventando un tutt’uno con lo sfondo. Non esiste separazione netta, ma le forme e le superfici si amalgamano. Si perde corposità, plasticità, dinamismo che si dissolve nella bidimensionalità del foglio. Modulazione di velature materiche, sovrapposizione di più immagini e composizione di più strati. Le campiture cromatiche e formali sono calibrate e ben calcolate. Il colore perde cromia attenuandosi su sfumature terree e quasi monocrome. In alcune opere si giunge a una composizione polimaterica. L’indeterminatezza della forma fa si che a un primo sguardo le opere paiano astratte. Sofia Rondelli, proprio attraverso la sua tecnica pittorica, induce il fruitore a soffermarsi con maggiore attenzione sulle opere per poter cogliere l’essenza formale ma anche gli elementi che costituiscono l’uomo, la natura e la vita nel suo complesso. I soggetti, pertanto, si compongono lentamente nella mente dell’osservatore come in Uomo danzante su alligatore. L’artista cerca in questo modo di attenuare la frenesia dei nostri tempi, spingendo lo spettatore a riflettere sulla sua condizione e sulla propria esistenza; ma ci fornisce anche la possibilità di un riscatto, di una speranza escatologica. Equilibrio, melodia delle forme e levità delle figure sottolineano l’armonia che pervade i quadri, rendendo l’osservatore libero di volare in un spazio sereno, mai banale o frivolo. Si accede così a un universo parallelo, quasi fantastico, in cui Sofia Rondelli ci accompagna per mano in un cammino di conoscenza della natura universale. Alla ricerca di un mondo metafisico in cui tutto è celato e nel quale si incontrano sorprese, avventure e si vivono sentimenti ed emozioni a volte dimenticate, come la tenerezza di un abbraccio. Abbraccio notturno e Bambino sensibile. Assorbe le esperienze del quotidiano attraverso una rielaborazione e una sedimentazione nella coscienza, attendendo l’attimo in cui le forme si compongono e danno una visione poco convenzionale della verità del nostro io. Con piccoli segni, tratti, linee impercettibili riesce a rendere i sentimenti, gli stati d’animo e le emozioni: Ti salverò; Ricordo di un clown. Semplicità disarmante e al tempo stesso profondità delle tematiche affrontate, come in L’ebreo; Cavallo etrusco; L’uomo che chiedeva l’Africa. L’artista attenua e sfuma la realtà dove sogno e concretezza si fondono e confondono. Reale e irreale si avvicinano rompendo la sottilissima soglia che li separa. Il mondo infantile, del disegno e del graffitismo viene impiegato a fini espressivi e comunicativi. La parola, la scrittura, condensano i temi fondamentali affrontati dall'artista.


StatArt, in occasione della Mostra personale “La Poesia dell’Immagine
Milano 20 ottobre 2010

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Una giovanissima artista che ha già maturato un sofisticato e personalissimo linguaggio pittorico. Leggerezza, materie sottili e delicate, un supporto ricercato sono le caratteristiche del suo lavoro. Le forme e le figure che popolano le sue tele si vestono di colori ovattati e soffici che ci trasportano in mondi lontani, quasi fiabeschi. Il supporto pittorico su cui nascono ed agiscono i personaggi di Sofia, nasce da una lunga ed elaborata opera di ricerca e meditazione. Fogli antichi, pagine di quaderni o libri del passato, vecchi quotidiani, la superficie pittorica su cui l'artista agisce ha già in se una storia, una propria autonomia, un passato lontano a noi non ancora appartenuto; dietro un macchia di caffè, una piccola muffa causata dal tempo od un'impercettibile sbavatura d'inchiostro si celano racconti infiniti. Sofia interviene sfruttando tutte le caratteristiche della tecnica dell'acquerello e ci restituisce un'opera attuale, donando nuova vita a storie passate.

Valeria Pardini
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Sofia Rondelli’s illustrations are ethereal pictures that are both fantastical, elegant and dreamlike, merge the real into the imaginary, her figures and animals a metaphor sung from a line of poetry or verse. Childhood, drawing and graffiti are all key elements in Rondelli’s illustrations while poetry and philosophy are the foundation on which she builds her introspective universe, one that is tender, reflective and harmonious. Above all the symbolic nature of each picture seems to hold a secret within its emotional depths, requires us to fall into its dance and free our mind before finding the key to the line, the meaning, the meditation on which the work was created.

Mutantspace.it

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Davanti alle opere di Sofia Rondelli, quadri dove volentieri entro per uscire dal mondo, non mi tocca nessuna insidia, mentre capisco di non aver bisogno di sognare ad occhi aperti per avere lucide visioni di un qualcosa di assolutamente straordinario. Sono ancora più convinto che la razza dei veri artisti non si è ancora estinta, un motivo per essere felice nelle molte valli di questo vuoto che ci circonda e ci attanaglia. Opere che nascono per la riflessione profonda, in cui le figure ritornano sempre ad affiorarci dentro, se fatte proprie attraverso la potenza dello sguardo. Nell’impero della vita, le nostre notti durano fin troppo poco per viaggi che conducono così lontano. L’arte di Sofia, di cui ho la grazia e la bellezza di una memoria indelebile, mi salva e mi conforta di questa certezza: il sogno non mi fa più rimpiangere il tempo che perdo dormendo.

Marco Palamidessi

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Colori, forme e figure invadono le pagine dei libri che Sofia scompone e rigenera a vita nuova.Supporti non casuali, pagine di libri a testimoniare frammenti di racconti altrui che vengono ricomposti in un nuovo soggetto poetico che è la “nuova opera”, un “ready-made” del pensiero umano che diviene nuovo racconto poetico da esplorare anche attraverso gli occhi. Un’esplorazione alla quale Sofia  avvia l’osservatore fin dalla scelta del supporto, ore trascorse tra gli scaffali di vecchie librerie e mercatini dove, attraverso una modalità misteriosa a noi sconosciuta,  sceglie i suoi libri, le vittime sacrificali dalle quali estrarre e scomporre le pagine che per colore, odore o contenuto si presteranno ad accogliere il suo immaginario poetico. Le macchie tenui o sedimentate apparentemente casuali, prendono forma e si coagulano in figure ed oggetti di natura onirica, invadono gli impalpabili supporti, invadono ed abitano mondi pneumatici al limite tra il sogno e l’allucinazione, una mediazione ben risolta tra parola e figurazione; “nuove storie” che ci conducono e proiettano verso il baratro al centro della terra o, al contrario, verso l’infinito della volta celeste.  

Fabio Sciortino 




Articolo uscito sul giornale Il Tirreno,
sul finanziamento del progetto Time For Rebirth

02/07/2013


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